Filmati che alterano la realtà. Danno d’immagine per Roma

Il presidente della Commissione speciale Sicurezza urbana del Campidoglio: «Il lavoro di molti youtuber ci aiuta: tanti arresti sono partiti da loro segnalazioni»

Le immagini della rissa in metropolitana, diventate subito virali e visualizzate soprattutto all’estero, non sono il biglietto da visita migliore per una città che vive di turismo, e non rispecchiano nemmeno la realtà dei fatti. Ne è sicuro Valerio Casini, presidente della Commissione speciale Sicurezza urbana di Roma Capitale, istituita ufficialmente lo scorso 31 luglio.

Presidente, per la prima volta ci sono delle denunce su un video che rilancia la metropolitana come terreno di caccia dei borseggiatori.

«Quel filmato era arrivato anche a me. E mi ha colpito l’aria da giustizieri di chi l’ha realizzato. Un conto è documentare un reato, se avviene, un altro è usare la forza. Tra l’altro stiamo parlando di un video orchestrato. Sono le istituzioni che hanno il dovere di intervenire».

Di contenuti simili sono pieni i social. Sembra che Roma, e in particolare i mezzi pubblici, siano terra di nessuno…

«È pretestuoso, ci sono video di questo tipo realizzati anche in altre città italiane e straniere. Stiamo parlando di una metropoli come Roma. È evidente che esiste il problema dei borseggiatori, come a Barcellona, Londra o Berlino, ma bisogna riportare il fenomeno nelle sue reali dimensioni. È sempre lo stesso tema: la sicurezza reale e quella percepita».

Il fenomeno dei borseggiatori esiste, e se n’è parlato e scritto tante volte. Come si contrasta?

«Con l’impegno quotidiano delle istituzioni. Siamo a conoscenza del fenomeno. Di concerto con la Questura è stato realizzato l’ufficio della Polmetro alla stazione Termini, ci sono pattuglie della polizia impegnate tutti i giorni sulle linee della metropolitana. E mi sento di dire che il lavoro quotidiano ha dato i suoi frutti: dal 2025 sul trasporto pubblico sono state identificate circa 37mila persone. Ci sono state 300 denunce, 80 arresti. E questi risultati li abbiamo raggiunti anche grazie alle segnalazioni di alcuni youtuber e creatori di contenuti che hanno sollevato il problema senza scadere nella provocazione fine a se stessa. Molti di quei video si sono rivelati utili».

Roma è una città complessa, è inevitabile che il tema della sicurezza resti al centro del dibattito, tra i più sentiti da parte dei cittadini. Quali altri strumenti si possono mettere in campo?

«La premessa è che i problemi non si risolvono in un giorno, e infatti ci stiamo lavorando da tempo. La prossima settimana ci sarà una riunione della Commissione speciale che presiedo, concentrata sul trasporto pubblico. Ma nel frattempo abbiamo installato 5.000 telecamere lungo le linee della metropolitana. È vero, Roma è una città complessa, e la sicurezza va garantita non solo sui mezzi pubblici. Anche per questo il Comune ha istituito i “tutor della notte”».

Il progetto è partito a fine giugno. Come sta procedendo?

«L’idea di base è quella di creare ambienti che restituiscono un’idea di sicurezza e accoglienza nei luoghi della movida. Vedere un gazebo, avere più illuminazione, sapere che ci sono delle persone pronte a fornire informazioni ai ragazzi che frequentano le piazze, sono tutti elementi che contribuiscono a creare un clima più sereno. Non ci sostituiamo al lavoro delle forze dell’ordine, ma aiutiamo le persone a vivere le notti romane dal giovedì sera fino alla domenica, sapendo che c’è qualcuno pronto ad aiutarle. Un modello che vorremmo estendere anche sui mezzi pubblici».

In che modo?

«Pensiamo a degli assistenti, presenti sugli autobus e sulle metropolitane. Al momento è prematuro parlarne nel dettaglio, ma vorremmo iniziare a sperimentare questo tipo di intervento molto presto»

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